L' Elusione Fraudolenta di un Piano Anticorruzione quale esimente da reato

In un precedente Commento  "Uno strumento di contrasto della corruzione amministrativa: la replicazione del sistema 231(d.lgs 231/01)" , affrontando la metodologia di predisposizione di un Piano di prevenzione della Corruzione, mi sono soffermato a descrivere l'utilità, in favore delle Pubbliche Amministrazioni tutte, di replicare - adottandolo - il sistema regolamentare dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo desunti dal d. lgs 231/01 e adottati dagli Enti Privati.

Nel sistema 231 la  contestazione di Responsabilità, in capo alla compagine societaria,  avviene sulla base di una manifesta carenza organizzativa, desumibile dalla mancata adozione dei modelli di prevenzione e protezione dell’azienda finalizzati ad impedire la realizzazione di reati c.d.  "presupposto".

In virtù di ciò,  il modello deve prevedere misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività nel rispetto della legge ed a far evincere, eliminandole,  eventuali situazioni di rischio di perpetrazione dei suddetti reati.

Il meccanismo previsto dalla legge n. 190, prevede che Il responsabile anticorruzione non risponde laddove abbia predisposto ed efficacemente attuato un piano anticorruzione idoneo. A tale riguardo, il Piano Nazionale Anticorruzione 2013 - elaborato dalla funzione Pubblica e, poi - sostanzialmente - rivisitato dall'ANAC nell'ottobre 2015, contiene necessarie indicazioni per l’elaborazione dei piani triennali di prevenzione da parte delle amministrazioni.

 Il PNA: 

  1. a “livello centrale” contiene obiettivi strategici per lo sviluppo della strategia di prevenzione della corruzione;
  2. a “livello decentrato” fornisce indirizzi e supporto alle amministrazioni pubbliche per l’attuazione della prevenzione della corruzione e per la stesura del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione

Anche il piano anticorruzione, quindi, come i compliance program, ha la funzione intrinseca di organizzare l’organizzazione, ponendosi - di fatto come quello  Strumento che la P.A.  adotta per evitare che, all’interno della propria organizzazione, si realizzino determinati atti illeciti di rilevanza penale.

Fatta questa necessaria premessa, ritorniamo a valutare i modelli ex 231/01 ed il loro reale valore esimente.

L’idoneità preventiva del modello organizzativo va considerata, in quanto preventiva prima che il reato sia stato commesso e, non in conseguenza di ciò.

Pertanto, l’adozione e l’efficace attuazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo, idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi (art. 6 e 7 del Decreto), consente all’ente di essere esente da responsabilità.

 In questi casi, l’ente - però -  deve provare che il modello era valido, ma che l’autore del reato l’ha eluso fraudolentemente. L’effetto esimente, pertanto, si produce quando il reato presupposto sia commesso dai soggetti apicali eludendo fraudolentemente il modello, vale a dire agendo, sia pure nell’interesse o a vantaggio dell’ente, non solo contravvenendo a regole e procedure interne, ma aggirandone con l’inganno il rispetto.

Ed è proprio questa la carenza legislativa del disposto della normativo di prevenzione della corruzione, l'aver dimenticato di fare riferimento all’elemento dell’elusione fraudolenta. E tale dimenticanza è tanto più inaccettabile se si considera che in mancanza dell’elusione fraudolenta si cade facilmente nell’inammissibile voragine della responsabilità oggettiva, in quanto che, anche in questo caso, come in diritto penale, questa fattispecie di responsabilità diventa inammissibile.

In virtù di questa breve disamina sembra opportuno ed indispensabile suggerire all'attenzione dell'ANAC di adoperarsi al fine di adottare un correttivo regolamentare che radichi il principio, secondo il quale: " affinché un Piano Triennale di Prevenzione  sia esente da responsabilità, deve sussistere l’elemento dell’elusione fraudolenta, da parte del dipendente pubblico autore del reato corruttivo".


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