Il merito – tra mito ed ectoplasma!

di Concettina (Titty) Siciliano – Nello scorrere la cronaca politica e parlamentare degli ultimi periodi ci si imbatte sempre più frequentemente in un tristo soggetto dai più evocato come Merito che in effetti pochi conoscono. Mentre da una parte c’è l’Italia degli innovatori, degli studiosi che con slancio e con passione dedicano le loro energie e fatiche a difendere questo mito di trasparenza e virtù, solida pietra di uno Stato democratico e di uno sviluppo davvero sostenibile, dall’altro le cronache ci consegnano dialoghi politici tutt’altro che edificanti, tutti imperniati alla ricerca di un Godot che, forse nessuno vuole più trovare veramente. Ecco a voi il Merito… , un ectoplasma che molti e molta politica propinano senza averlo mai praticato davvero o intercettato a distanza ravvicinata. Il problema delle riforme (e di coloro che si vogliono dare un nuovo smalto nelle riforme) che pongono, sacrosantamente, al centro il merito, come criterio democratico di partecipazione alla vita sociale e lavorativa, è proprio quello di individuare l’oggetto esatto, il merito per l’appunto, sulle quali si imperniano costrutti, categorie, istituti, metodi, scelte; capita infatti spesso che questo strano soggetto autoctono, sia percepito piuttosto come un ectoplasma, sfuggente a chi si è dato (purtroppo a volte per moda, altre per scelta necessitata più o meno consapevole) l’arduo compito di propinarlo senza però praticarlo.

Il nodo sul quale i sistemi normativi evidentemente implodono ovvero falliscono, di riforma in riforma, è quello, cioè, di costruire sistemi organizzativi intelligenti in cui la valutazione ed il controllo (“del” e “sul” merito) siano coerenti ovvero i (soggetti) valutatori chiamati a valutare, per l’appunto, il merito (altrui) siano all’altezza dei soggetti valutati…. E’ questa la caratteristica principale che rende un sistema politico ed organizzativo improntato sul merito, credibile ed affidabile, nel tempo!

Se il sistema di valutazione e controllo non è all’altezza dell’obiettivo che si propone e perde di credibilità il sistema non funziona… ed il rating reputazionale sfiora i numeri negativi ovvero (in termini barbari) si perde la faccia! Tanto più che il Mito è oggi quello di Caronte ed il merito uno strumento che apre le porte di un infermo senza ritorno.

A voler assumere un parametro di riferimento delle esperienze che ci stanno attraversando basta osservare quanto sta accadendo nel settore Scuola (che insieme alla Sanità ed alla Giustizia corrispondono ai bisogni primari nella piramide sociale). A proposito della “manovra scuola” ( e non solo), ci tornano in mente alcune riflessioni apparse in una nota stampa a firma del prof Rondinelli, che appunto poneva la questione del “merito”, per il suo mondo – pianeta (la Scuola), con un quesito rivolto al Premier, :”Ora Presidente ho bisogno che Lei mi dica chi, il nome voglio, dovrà giudicare la mia professionalità di insegnante, la mia didattica, il mio comportamento. Presidente, io non sono un operaio che avvita bulloni, non sono un manager che deve fare profitto. In questo paese la politica che candida indagati, condannati e pregiudicati, non è credibile. Quindi la politica non può fare una riforma su quella parte ancora eccellente del paese, noi docenti. Prima la politica deve riformare se stessa e poi acquista la credibilità per poter discutere con noi, di scuola e non solo “.

Ci pare che tale impostazione logica del quesito bene possa traslarsi agli altri ambiti della politica e della pubblica amministrazione che con il merito (e dunque con i cittadini diligenti di questa Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla integrità dei pubblici uffici) hanno un conto aperto, in attesa di soluzioni ottimali di “alto profilo” per il bene comune.

È l’Italia delle diseguaglianze e delle doppie morali quella che stiamo consegnando ai nostri figli, in un panorama democratico sfilacciato e senza tenuta in cui lo Stato rischia di presentarsi agli occhi dei cittadini a comparsate più o meno credibili e di cui, ognuno a modo suo, è colpevole quantomeno sul piano sociale, per non aver fatto abbastanza o per non essersi indignato quando doveva. E’ questa, o no, la demo_crazia condivisa, partecipata!?

Al di là della disquisizione jus perita che come tutti i sofismi spesso rischia di autoimplodere rispetto ai bisogni di governance della comunità, può mai tollerarsi un sistema in cui la  salvaguardia delle garanzie costituzionali è imbrigliata nella palude degli equilibri di potere e che riserva aree di impunità con forme sofisticate di “corruzione normativa”?!

E come capacitarsi dell’emendamento approvato nel testo di riforma della PA e dei concorsi pubblici per l’accesso alla pubblica amministrazione in cui si “classa” il voto di laurea, non solo più per il ‘numero’ ma anche per l’ateneo di provenienza e per altri fattori in grado di depurare da effetti distorsivi il titolo nella valutazione del merito (famigerato pezzo di carta). Al momento si tratta di un emendamento alla delega P.a., all’esame della commissione Affari Costituzionali della Camera, dove è arrivata lo scorso 2 luglio, dopo il primo via libera al Senato, che ha già sollevato il grido etico di chi (come chi scrive) MAI avrebbe pensato di far valere il proprio peso culturale in ragione di uno status (symbol) dato dall’universita’ di provenienza, riponendo sempre piena fiducia nell’università pubblica e nella inviolabilita’ delle pari opportunità come eguaglianza sostanziale.

Senza trasparenza, senza merito, senza pari opportunità, senza legalità sostanziale e dunque senza integrità ed etica pubblica non c’è coesione sociale

Il rischio è alto, poiché un Governo ed una comunità che non investono ovvero non dimostrano – al di là dei proclami – di sapere investire sulla propria cultura (etica) che è fatta di merito, perdono di tenuta e di affidabilità, si chiudono alle sfide del progresso (etico e sostenibile)  e restano servi del fascino di una delle tante bandiere (di turno) che sventolano aliunde poiché poveri di una propria identità culturale e del senso di appartenenza alla propria comunità, vilipesa nei valori fondamentali di libertà e solidarietà.   (avv. Concettina Siciliano, Dottore di ricerca in Diritto Amministrativo, Dottore specialista in Diritto dell’Economia, in Management Sanitario, in Contratti e Appalti, Innovazione P.M.I., Direttore Scientifico Istituto Italiano per l’Anticorruzione IIA )>>

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