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Corso specialistico di formazione in materia di Anticorruzione ed Appalti pubblici (D.Lgs. n. 50/2016) – edizione di Ancona 23 giugno 2016 h. 9.00- 18.00 in collaborazione con Cofi Center

Sono aperte le iscrizioni per il Corso di formazione specialistica in materia di Anticorruzione ed appalti pubblici.

Dal 20 aprile 2016 è in vigore il nuovo Codice degli Appalti pubblici D.lgs. n. 50/2016, che cambia lo scenario di una delle aree considerate maggiormente a rischio corruzione nel settore delle Pubbliche Amministrazioni. Le edizioni del corso di formazione sui contenuti del Nuovo Codice sono rivolte ai professionisti e a tutti coloro che operano nel settore delle Pubbliche Amministrazioni e/o nel settore Appalti di aziende del settore privato particolarmente strutturate. Il corso, della durata di 8 ore, si pone l’obiettivo di fornire un quadro normativo ed operativo sulle nuove procedure amministrative, alla luce dei principi di legalità, trasparenza e anticorruzione.

Il corso è completamente interattivo ed è immaginato seguendo i criteri della “Formazione Valoriale”, del Piano nazionale Anticorruzione. Per gli avvocati la partecipazione è valida ai fini del riconoscimento di complessivi n. 9 crediti formativi (n. 1 deontologia forense); e’ in corso la richiesta di accreditamento al CNF ed all’Ordine degli avvocati di Ancona.

IL PROGRAMMA: Regole di prevenzione ai fenomeni di maladministration; Etica della Legalità e creazione di una leadership etica, quale stimolo alla prevenzione della corruzione; I Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione e la valutazione del rischio; I contratti ed appalti pubblici, fenomeno a forte rischio corruttivo, Le misure di prevenzione nell’area sensibile degli appalti pubblici; Le direttive comunitarie del 2014, l’architettura del nuovo codice D.Lgs. n. 50/2016 ed il soft law; Il ruolo dell’ANAC nella prevenzione della corruzione e nel nuovo codice: le linee guida attuative; Principi, ambiti di applicazione ed esclusioni del Nuovo Codice; La qualificazione delle stazioni appaltanti ed i sistemi di qualità gestionale; Le procedure ed i contratti ai quali si applica il Nuovo Codice; I contratti esclusi, rilevanza comunitaria e nuove soglie ; Le fasi ( articolo 32 del Codice); La qualificazione dell’OE; La novità del concetto di “Operatore Economico”; La semplificazione e digitalizzazione delle procedure di aggiudicazione ; La centralizzazione delle procedure e l’aggregazione della spesa; Soggetti aggregatori e centrali di committenza;Gli aspetti ambientali e sociali di sviluppo sostenibile nella contrattualistica pubblica; nomina, ruolo e compiti del Direttore dei Lavori, del Direttore dell’esecuzione e del RUP per l’affidamento di appalti e concessioni requisiti e controllo sul loro possesso; La determinazione a contrarre (richiami sull’atto amministrativo “improprio”); I Nuovi limiti di soglia; Le nuove tipologie di soglia; La proroga, il rinnovo, il quinto d’obbligo; L’aggiudicazione provvisoria; L’aggiudicazione definitiva; Le comunicazioni; I conflitti d’interesse; I criteri di aggiudicazione; I casi in cui è obbligatoria l’aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; Le anomalia nell’offerta; Gli acquisti green ed il concetto di COSTO del CICLO di VITA; Il regolamento per l’incentivazione del 2 %; Parte speciale : Il metodo di aggiudicazione nel caso del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il confronto a coppie con matrice triangolare del tipo “n-1”.

DOCENTI /RELATORI avv. Federico Bergaminelli ; dott. Vincenzo De Prisco; avv. Concettina Siciliano

Quota ed info di partecipazione: è previsto il costo di € 250,00 per partecipante. Euro 200,00 per iscrizioni entro 30/05/2016+ IVA se dovuta. Se la fattura è intestata ad Ente Pubblico, la quota è esente IVA, ai sensi dell’art. 10, D.P.R. n. 633/72 (e successive modificazioni). Per le Amministrazioni comunali con popolazione inferiore a 8000 abitanti: € 140 (esente iva).Offerta esclusiva 3×2: Per partecipanti provenienti da uno stesso, Studio, Ente/Azienda e per gli associati dell’Istituto Italiano Anticorruzione è prevista la possibilità di una iscrizione gratuita ogni due iscrizioni paganti. La quota di partecipazione prevista per le Amministrazioni comunali con popolazione inferiore a 8000 abitanti non è cumulabile con l’offerta 3×2 . Nel costo sono ricompresi: attestati di partecipazione, Materiale didattico integrale; Aggiornamento in tempo reale, in FAD, sui contenuti delle Linee Guida; Hotline consulenziale (via e-mail) in favore di ciascun partecipe della durata di un anno a far data dal di della docenza, con risposta garantita entro 72 ore.
Info e Segreteria Organizzativa:
per info sull’organizzazione, sulle convenzioni ed il piano degli sconti attivi, su format e modalità di iscrizione contattare:
info@istitutoitalianoanticorruzione.it
g.bergaminelli@istitutoitalianoanticorruzione.it
oppure consulta il sito www.istitutoitalianoanticorruzione.it

 

 

Corso specialistico sul D.Lgs 50/2016

CorsoanconaAncona 23/06/2016
Catania 08/07/2016

Gli Enti in rete contro la corruzione attraverso l’integrità“ e “legalità di impresa”: le nuove sfide del sistema pubblico-privato. Start up del tavolo tecnico operativo dell’Istituto Italiano per l’Anticorruzione

Gli Enti in rete contro la corruzione attraverso l’integrità“ e “legalità di impresa”: le nuove sfide del sistema pubblico-privato. Start up del tavolo tecnico operativo dell’Istituto Italiano per l’Anticorruzione

di Concettina (Titty) Siciliano – Si è concluso nelle ore serali dello scorso 15 luglio 2015 il work shop promosso dall’Istituto Italiano per l’Anticorruzione Centro Studi presso la Sede della Università Telematica Pegaso di Reggio Calabria (UniPegaso di Via Giudecca) rivolto a consulenti del lavoro, commercialisti e revisori contabili, consulenti di impresa, amministratori giudiziari ed avvocati, imprenditori, associazioni e referenti di categoria per lo start up del tavolo tecnico operativo.

L’Istituto Italiano per l’Anticorruzione, si è costituito in forma pubblica nel 2014 – senza scopo di lucro e sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana – associando studiosi ed esperti qualificati, nei vari settori delle discipline giuridico-economico-aziendali, motivati dalla finalità principale di favorire la cultura e la divulgazione dell’Etica, della Legalità e dell’Anticorruzione nei rapporti tra privati e Pubbliche amministrazioni ed in genere come costume e stile di vita finalizzato ad implementare un tessuto sociale sano e di benessere complessivo.

La forte Vision di integrità che, riteniamo, costituisca l’imprescindibile momento di condivisione valoriale e tutela, accoglie e concilia l’esigenza dei territori e degli operatori di un mercato che sia al contempo aperto e sostenibile, giusto e dinamico, verso i nuovi contesti economici globali. L’Istituto ha già promosso spazi pubblici di discussione su temi sensibili ed al contempo nevralgici per lo sviluppo dei nostri territori, pervenendo alla riflessione comune che il successo di una politica strategica di lungo periodo orientata ai valori etici fondamentali, innovativa e partecipata, sia determinato dalla forza pragmatica di programmi ed azioni e dalla loro idoneità di rispondere ai bisogni dei territori integrandosi con le forze positive su di esso presenti ed al contempo sostenendo ed accompagnando le imprese sane sul mercato e nei rapporti con le Autorità dello Stato, con le pubbliche amministrazioni e gli Istituti di credito e finanziari.

L’altissima attenzione manifestata nei mesi precedenti sui temi trattati, la centralità degli stessi in ogni ambito professionale e la necessità, da più parti manifestata, di approfondirli con approccio pragmatico, in un set dedicato, ha condotto allo start up di un gruppo scientifico professionale operativo aperto nelle adesioni che promuova tali temi valoriali fondamentali attraverso azioni sostenibili.

L’IIA si presenta, dunque, come uno spazio contemporaneo, un luogo di incontro su temi comuni, nati dall’evidenza di bisogni comuni e diffusi, per i quali si rendono necessarie e fondamentali soluzioni operative multidisciplinari e multisettoriali per promuovere progetti di sviluppo, attraverso la condivisione di strumenti normativi e set comuni di innovazione e sperimentazione

Il work shop ha scelto i temi delle campagne di adesione per il 2015, destinate agli Enti ed alle pubbliche amministrazioni e per le imprese ed i professionisti d’impresa, in quanto sono da ritenersi indispensabili e complementari per un sano sviluppo dei territori ed ha proposto la costituzione di un tavolo tecnico operativo aperto come laboratorio permanente e dinamico.

L’obiettivo del WS è stato quello di creare un ambiente integrato multidisciplinare di conoscenze e professionalità, in cui ciascun associato e partecipante, identificandosi nei valori associativi fondamentali, possa scegliere il proprio livello di partecipazione: dall’informazione, alla formazione di base e specialistica, alla sensibilizzazione ed alla promozione di iniziative. Il network integrato di studiosi, professionisti, associazioni, aziende ed imprese, enti consente di fare leva sulla forza positiva della solidarietà insita alla rete, rafforzando le competenze di ciascuno, per funzioni, così da superare indugi e situazioni di isolamento.

La prima sezione è stata dedicata a “Gli Enti in rete contro la corruzione attraverso l’integrità“ per la “la promozione della legalità sostanziale e di contrasto alla corruzione, in quanto strumenti di compliance aziendale e miglioramento della qualità dei servizi pubblici”. La seconda parte del work shop si concentrata su “legalità di impresa ovvero i vantaggi competitivi dell’anticorruzione e del controllo di legalità d’impresa, strumenti di premialità per le aziende sane” nel corso della quale ciascuno dei partecipanti e componenti il tavolo tecnico ha portato il suo contributo esperienziale e professionale rispetto ai temi delicatissimi della necessità di un rinnovamento culturale che faccia leva sulla formazione del capitale umano delle aziende, in quanto risorsa e non semplice onere o costo.

Sono stati affrontati i temi della “formazione con i fondi interprofessionali e la finanza aziendale agevolata”, degli strumenti di ausilio e sostegno all’impresa nell’ambito dei “ protocolli di legalità con le Prefetture, dei codici etici e dei modelli organizzativi di gestione ex art. 6 D.lgs. n. 231/2001”. Il panorama normativo è reso particolarmente complesso dalla disciplina legislativa (dlgs 163/2006) e regolamentare (DPR 210/2010) in materia di contratti pubblici ed appalti, di prossima riforma, che si integra con il sistema di norme introdotte dalla legislazione antimafia e dunque degli strumenti di prevenzione e contrasto alle forme di corruzione, illegalità e criminalità organizzata di tipo mafioso. L’approccio pragmatico all’anticorruzione passa attraverso l’implementazione degli strumenti per il presidio di rischi specifici e di modelli di enterprise risck management. L’innovazione in legalità raccoglie la sfida dei protocolli premiali, del Rating di legalità, dei patti di integrità e delle white list, che, originariamente introdotti come strumenti di ausilio e su base convenzionale, si sono progressivamente affermati nelle procedure amministrative, generando in alcune realtà territoriali difficoltà, stasi e contenzioso. L’approccio premiante alla cultura della legalità consente di individuare percorsi che, step by step, mettono in qualità etica l’impresa portandola a guadagnare il traguardo (certificato) ed a sostenerlo nel tempo. Sono state evidenziate particolari criticità che riguardano il rating di legalità e quali siano gli strumenti concreti per programmare un percorso di legalità e sicurezza in qualità che risulti essere di successo, consentendo alle imprese di superare situazioni di stallo. E’ stata richiamata l’importanza di un approccio consapevole al il sistema di norme sull’antiriciclaggio e delle responsabilità alle quali sono chiamati i professionisti. E’ stata data evidenza alla importanza dei sistemi gestionali e di qualità, al potenziamento dei sistemi dei controlli, alla ormai prossima riforma delle norme in materia di “sistemi di privacy”. Le attività seminariali hanno pure aperto il focus sul tema delle responsabilità penali, civili e contabili-amministrative che gravano sui soggetti (amministratori, dirigenti e responsabili, professionisti, consulenti e revisori contabili, membri degli organi di controllo), chiamati ad applicare le normative, concludendosi con il richiamo alle necessità di una seria cultura della responsabilità sociale (social accountability) che potenzi il sistema della prevenzione oltre agli strumenti di contrasto ai fenomeni diffusi di malaffare e di corruzione che generano sprechi, inefficienze e paralisi del mercato. Al tavolo si sono avvicendati sugli argomenti i responsabili dell’IIA, avv. Federico Bergaminelli, avv. Concettina Siciliano, dott.Vincenzo De Prisco e avv Fulvio Gambadoro.

Altrettanto proficui ed interessanti sono gli interventi dei partecipanti ai lavori del WS e dei componenti il tavolo tecnico operativo che con approccio multidisciplinare e multisettoriale hanno voluto tracciare le linee di un programma operativo condiviso.

Ai lavori del WS sono intervenuti per Confindustria di Reggio Calabria il Presidente Ing Andrea Cuzzocrea e la responsabile Dott.ssa Francesca Cozzupoli, i quali hanno descritto la realtà locale, rappresentato le difficoltà di un territorio che stenta a ripartire e di imprese ferme; hanno manifestato la disponibilità dell’Ente di adoperarsi concretamente per azioni che possano avere una ricaduta positiva su tuuto il comparto e dunque sull’economia. Hanno pertanto sollecitato la collaborazione ed interazione di tutti gli stakeholders, per competenze e funzioni, anche politiche e legislative, ed a ciascun livello di responsabilità, di enti, autorità e categorie professionali.

Significativi sono stati gli interventi del dott. Pietro Latella Presidente dei Giovani Consulenti del lavoro e del dott. Beniamino Scarfone i quali hanno evidenziato l’importanza di investire, per le aziende, sulla innovazione culturale, formazione aziendale e delle risorse umane. A tale proposito i loro interventi si sono focalizzati sulla esperienze pilota del protocollo Asseco che implementa un sistema di asseverazione di regolarità contributiva, retributiva e negoziale d’avanguardia, superando il formalismo del durc. Altrettanto di alto profilo è stato l’intervento del dott. Domenico D’Amico che, tra l’altro, ha rimarcato l’importanza e l’impatto della normativa antiriciclaggio nella gestione delle aziende e per la responsabilità dei commercialisti consulenti d’impresa. Le lacune e le complessità al tempo stesso di questo corpus normativo che soggiace ad aggiornamenti periodici, richiedono la necessità di una formazione approfondita dedicata in quanto si tratta evidentemente di una materia che coinvolge la stessa funzione del professionista chiamato ad assolvere a compiti ed incombenze alla stregua di un pubblico ufficiale, assumendone le responsabilità senza essere supportato dai corrispondenti poteri di verifica fiscale.

Il dott Giuseppe Calabrò, amministratore giudiziario e referente di assiconfidi, sui temi dell’accesso al credito come strumenti di premialità, ha approfondito le potenzialità dei fondi di garanzia alle imprese come Assiconfidi e la necessità di una cultura di legalità di impresa sostanziale. Occorre potenziare gli strumenti di crescita ed interazione anche per le imprese sottoposte ad amministrazione giudiziaria che rappresentano una realtà consistente e significativa dell’economia in questo momento storico.

La dott. Stefania Ziglio, consulente esperto in progettazione e referente dell’Osservatorio sulla Ndrangheta ha evidenziato la necessità di sviluppare una cultura d’impresa orientata al sano utilizzo dei fondi strutturali e dei fondi diretti alle imprese anche in tema di legalità e contrasto alla corruzione ed alle mafie che richiede capacità progettuale degli enti in rete, partenariati complessi e capacità pragmatica. A tale proposito, la dott.ssa Maria Grazia Mallone esperta in assistenza tecnica presso la Regione Calabria, ha completato la descrizione sulle potenzialità delle risorse dedicate richiamando le misure della Programmazione Regionale.

L’avv. Monica delle Donne  si è soffermata sul profilo dell’importanza del richiamo alla responsabilità etica e deontologica dei professionisti, che nella quotidianietà operativa devono assicurare ogni tutela e cautela contro il rischio di elusione o corruzione normativa. Per l’avv. Antonella Vazzana della Camera degli avvocati Amministrativisti di Reggio Calabria il valore aggiunto di uno spazio di integrazione professionale ed associativa è proprio quello di ridurre il rischio di isolamento e di rafforzare la spinta etica, potenziando i risultati.

Nell’intervenire la prof.ssa Marisa Cagliostro, già docente all’Università di Architettura di Reggio Calabria e responsabile di numerosi progetti in materia di percorsi museali e recupero dei beni architettonici, oltre che referente di alcune associazioni culturali operanti sul territorio, ha introdotto, attraverso il punto di vista dei cittadini osservatori attenti e consapevoli, altri temi nevralgici sui quali si gioca la tenuta dello Stato demcratico. Partendo da un monitoraggio attento dello stato dell’arte di alcune opere pubbliche ha sollecitato ad una partecipazione attiva ed in rete dei cittadini che, attraverso il controllo sulle pubbliche amministrazioni, contribuiscano, con la partecipazione e gli strumenti di trasparenza, al miglioramento dei servizi pubblici ed al contrasto a situazioni di malaffare, corruzione e mafia che oggi vedono fortemente impegnati nel contrasto quotidiano gli Uffici di Procura della Repubblica. Trasparenza, partecipazione e potenziamento del sistema dei controlli sono stati richiamati come strumenti indispensabili per mettere in qualità il sistema.

Altrettanto valoriale è stato il richiamo del dott. Raffaele Barillaro, già dirigente generale presso la Regione Calabria, che complementare al precedente contributo, ha ribadito l’assoluta importanza di una cultura dell’etica e della legalità che sostanzi i portafogli formativi e di competenze di coloro che esercitano pubblici uffici e funzioni. Non paiono visibili soluzioni diverse al recupero della deriva sociale e culturale che non siano quelle di promuovere innanzitutto una consapevole cultura della integrità.

Nel tirare le fila degli interventi al tavolo tecnico il dott. Domenico Napoli presidente del Cefris e referente della Università Telematica Pegaso di Reggio Calabria (UniPegaso di Via Giudecca 17) ha focalizzato la necessità di promuovere attività di sensibilizzazione e di formazione specialistica rivolgendosi tanto alle imprese ed agli operatori professionisti delle imprese quanto alle pubbliche amministrazioni che con le prime debbono, reciprocamente, comunicare. Sulla importanza di una valorizzazione dei percorsi accademici con l’inserimento di materie dedicate si è soffermata l’avv. Vanessa de Lorenzo della UniPegaso. Il dott. Domenico Suraci, che ha curato l’ospitalità presso la sede della Unipegaso, ha evidenziato la necessità della integrazione dei percorsi formativi con tecnologie moderne ed in modalità e-learnig che rendano i saperi accademici e di alta specialità accessibili e contemporanei, avvicinando l’offerta e la domanda di lavoro.

Integrità, semplificazione delle procedure burocratiche, capacità di fare rete: questo è ciò che si chiede in estrema sintesi ad una pubblica amministrazione effettivamente più moderna e contemporanea in un mercato sostenibile a misura d’uomo e d’impresa.

Al contempo, occorre ripartire dalle imprese e dai professionisti che le affiancano per dare nuovo impulso all’economia, rafforzando una seria attività di prevenzione e di modernizzazione delle gestioni nelle PMI, attraverso un approccio valoriale che promuova la cultura dell’etica e della legalità come investimento sul capitale umano

Da ciascuno dei vertici di osservazione (pubbliche amministrazioni /imprese/ professionisti/studiosi), la sensibilizzazione costante sui temi appena delineati e la formazione qualificata e certificata delle competenze di operatori ed addetti risultano strumenti operativi primari e nevralgici sui quali fare leva.

L’auspico è che il tavolo tecnico operativo aperto ed il network si possa arricchire di tanti altri contributi di professionisti attenti e responsabili e delle espressioni positive del mondo del lavoro e della società civile e del mondo associativo e di categoria.

Appuntamento al prossimo workshop … in rete, per unire competenze, sostenere gli intenti e rafforzare i risultati, dunque!            (Concettina T. Siciliano, avvocato amministrativista, Dottore di ricerca in Diritto Amministrativo, Dottore specialista in Diritto dell’Economia, in Management Sanitario, in Contratti e Appalti, Innovazione P.M.I., Direttore Scientifico Istituto Italiano per l’Anticorruzione IIA) >>

Il Merito e l’Onestà, tra mito ed ectoplasma! Ultima stazione – (on line su www.approdonews.it)

<<Il Merito e l’Onestà, tra mito ed ectoplasma! Ultima stazione

di Concettina (Titty) Siciliano – Nello scorrere la cronaca politica e parlamentare degli ultimi periodi ci si imbatte sempre più frequentemente in un tristo soggetto, dai più evocato come Merito che in effetti pochi conoscono.

Mentre da una parte c’è l’Italia degli innovatori, degli studiosi che con slancio e con passione dedicano le loro energie e fatiche a difendere questo mito di trasparenza e virtù – solida pietra di uno Stato democratico e di uno sviluppo davvero sostenibile -, dall’altro le cronache ci consegnano dialoghi politici tutt’altro che edificanti, che pure si vorrebbero incentrare, almeno in apparente riscatto, sulla ricerca di un Godot che, forse, nessuno vuole più trovare veramente.

Ecco a voi il Merito… , un ectoplasma che molti e molta politica propinano senza averlo mai praticato davvero o intercettato a distanza ravvicinata.

Il problema delle riforme (e di coloro che si vogliono dare un nuovo smalto nelle riforme o recuperare una verginità frodata) che pongono, sacrosantamente, al centro il merito, come criterio democratico di (trasparente) partecipazione alla vita sociale e lavorativa ed al benessere della comunità, è proprio quello di individuarne l’oggetto esatto, il merito per l’appunto, ovvero il primo fondamentale impegno di correttezza e fair play del patto di convivenza civica; su tale entità (metagiuridica)  dovrebbero poi ruotare ed imperniarsi costrutti, categorie, istituti, metodi, scelte, organizzazioni civili e responsabilità, sociali, politiche e giuridiche!

Capita, infatti, spesso che questo “sistema di valori riferibile ai soggetti autoctoni” (della comunità, più o meno ampia o globale, che dir si voglia)  che lo esprimono, si trasfiguri tanto da  essere percepito, piuttosto, in alcune realtà (sempre più cosmopolite e sempre meno agresti!) come un ectoplasma, sfuggente a chi si è dato (purtroppo a volte per moda, altre per scelta necessitata più o meno consapevole) l’arduo compito di propinarlo senza però praticarlo.

Nella stessa sorte, purtroppo, soccorre il concetto di onesta! “La corruzione di una Repubblica nasce dal proliferare delle leggi” e difatti “più uno Stato è corrotto più fa leggi” (cit., Publio Cornelio Tacito), prestandosi alla sofisticazione dell’elusione e sottraendosi, con l’esimente del “de iure condendum”, allo sforzo etico del rispetto dei valori fondamentali di integrità nelle azioni quotidiane.

La disonestà non si sconfigge, ma si previene e si contrasta. Sicchè l’efficacia delle azioni di prevenzione e contrasto alla corruzione ed al malaffare è direttamente proporzionale alla seria e lungimirante volontà di affrontarli in modo sistemico, con azioni culturali profonde e di riorganizzazione efficace, senza riserve ed oasi di salvezza.

La vision di lungo periodo di una programmazione seria per obiettivi e risultati non si concilia, però, con il vettore tempo del mercato elettorale. La buona politica (cioè quella che fa bene alla comunità) e la politica dei partiti frequentemente non dialogano proprio perché hanno orizzonti di tempo (e di risultato)  assai diversi ed il fine tuning fallisce.

Il nodo sul quale i sistemi normativi evidentemente implodono ovvero falliscono, di riforma in riforma, è quello, cioè, di costruire sistemi organizzativi intelligenti in cui la valutazione ed il controllo (“del” e “sul” merito) siano coerenti ovvero i (soggetti) valutatori chiamati a valutare, per l’appunto, il merito (altrui) siano all’altezza dei soggetti valutati…. E’ questa la caratteristica principale che rende un sistema politico ed organizzativo improntato sul merito, credibile ed affidabile, nel tempo!

Se il sistema di valutazione e controllo non è all’altezza dell’obiettivo che si propone e perde di credibilità il sistema non funziona… ed il rating reputazionale sfiora i numeri negativi ovvero (in termini barbari) si perde la faccia! Tanto più che il Mito è oggi quello di Caronte ed il merito uno strumento che apre le porte di un infermo senza ritorno.

A voler assumere un parametro di riferimento delle esperienze che ci stanno attraversando basta osservare quanto sta accadendo nel settore Scuola (che insieme alla Sanità ed alla Giustizia corrispondono, o almeno dovrebbero, ai bisogni primari nella piramide sociale).

Ed a proposito della “manovra scuola” ( e non solo), ci tornano in mente alcune riflessioni apparse in una nota stampa aperta, diffusa sui social e sul web, a firma del professore Rondinelli, che appunto poneva la questione del “merito”, per il suo mondo – pianeta (la Scuola), con un quesito rivolto al Premier, :”Ora Presidente ho bisogno che Lei mi dica chi, il nome voglio, dovrà giudicare la mia professionalità di insegnante, la mia didattica, il mio comportamento. Presidente, io non sono un operaio che avvita bulloni, non sono un manager che deve fare profitto. In questo paese la politica che candida indagati, condannati e pregiudicati, non è credibile. Quindi la politica non può fare una riforma su quella parte ancora eccellente del paese, noi docenti. Prima la politica deve riformare se stessa e poi acquista la credibilità per poter discutere con noi, di scuola e non solo “.

Ci pare che tale impostazione logica del quesito bene possa traslarsi agli altri ambiti della politica e della pubblica amministrazione che con il merito (e dunque con i cittadini diligenti ed onesti di questa Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla integrità dei pubblici uffici) hanno un conto aperto, in attesa di soluzioni ottimali di “alto profilo” per il bene comune.

È l’Italia delle diseguaglianze e delle doppie morali quella che stiamo consegnando ai nostri figli, in un panorama democratico sfilacciato e senza tenuta in cui lo Stato rischia di presentarsi agli occhi dei cittadini a comparsate più o meno credibili e di cui, ognuno a modo suo, è colpevole quantomeno sul piano sociale, per non aver fatto abbastanza o per non essersi indignato quando doveva. E’ questa, o no, la demo_crazia condivisa, partecipata!?

Al di là della disquisizione jus perita, che come tutti i sofismi spesso rischia di auto implodere, per l’incapacità di comunicare rispetto ai bisogni di governance della comunità, può mai tollerarsi un sistema in cui la  salvaguardia delle garanzie costituzionali è imbrigliata nella palude degli equilibri di potere e che riserva aree di impunità con forme sofisticate di “corruzione normativa”?!

E come capacitarsi dell’emendamento approvato nel ddl di riforma PA e dei concorsi pubblici per l’accesso alla pubblica amministrazione in cui si “classa” il voto di laurea, non solo più per il ‘numero’ ma anche per l’ateneo di provenienza e per altri fattori in grado di depurare da effetti distorsivi il titolo nella valutazione del merito (famigerato pezzo di carta). Nei concorsi pubblici a fare la differenza non dovrebbe essere più solo il voto di laurea, ma potrà contare anche l’università: stando al tenore dell’emendamento, approvato giovedì scorso, al disegno di legge della Pubblica amministrazione in discussione in commissione in seconda lettura alla Camera, si prescriverebbe il «superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso», inserendo la «possibilità di valutarlo in rapporto ai fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato». La proposta, che ha subito scatenato reazioni e proteste, nasce dall’idea di far sì che le barriere di accesso ai concorsi non siano determinate solo da fattori puramente numerici, ma anche da fattori inerenti alla qualità e alle caratteristiche dell’istituzione che ha rilasciato il titolo, la cui individuazione sarebbe affidata a fonti di natura regolamentare

Al momento si tratta di un emendamento che probabilmente non vedrà la luce in quanto ha già sollevato il grido etico di tantissimi, come chi ne scrive, che MAI avrebbe pensato di far valere il proprio peso culturale in ragione di uno status (symbol) dato dall’universita’ di provenienza, riponendo sempre piena fiducia nell’università pubblica e nella inviolabilita’ delle pari opportunità come eguaglianza sostanziale.

Non resterà l’unico fulgido esempio di un proliferare riformista che produce carte e non valore e che spreca le risorse di tempo e le energie di fiducia di un popolo, il nostro.

Ogni settore del pubblico e delle pubbliche amministrazioni (specie quelle sottoposte a piano di rientro come i sistemi sanitari regionali di molte regioni)  in questo momento storico pare soffrire di questa assurda malattia, si affanna nel rincorrere un cambiamento, declamato nelle intenzioni, che stenta però ad affermarsi ed a generare valore aggiunto. Ci si complica volendo semplificare. Di quanto accade, però, le responsabilità (sociali e giuridiche) vanno equamente ripartite tra tutti quei soggetti che detengono la leva del potere pubblico e dunque quella finanziaria ed economica, tra tutti coloro, cioè, che debbono programmare e decidere della spesa e degli investimenti pubblici, nell’equazione keynesiana, orientando consumi e risparmio (ormai inesistenti nella forbice di povertà che assorbe sempre più una middle class esangue)

Senza trasparenza, senza merito, senza pari opportunità, senza legalità sostanziale e dunque senza integrità ed etica pubblica non c’è coesione sociale.

Senza ragionevolezza e perequazione nelle norme e giustizia nella loro applicazione il patto sociale fondamentale perde il vigor aggregante.

Il rischio è alto, poiché un Governo ed una comunità che non investono reciprocamente su di un patto etico forte di responsabilità e corrispondenze, ovvero non dimostrano – al di là dei proclami – di sapere investire sulla propria cultura (etica) che è fatta di merito, perdono di tenuta e di affidabilità, mortificano la fiducia, si chiudono alle sfide del progresso (etico e sostenibile) e del benessere olistico (?), restando servi del fascino di una delle tante bandiere (di turno) che sventolano aliunde, poiché poveri di una propria identità culturale e del senso di appartenenza alla propria comunità, vilipesa nei valori fondamentali di libertà e solidarietà.

Dal purgatorio di una “.. serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”, all’inferno il passo è ormai breve!

(Concettina T. Siciliano, avvocato amministrativista, Dottore di ricerca in Diritto Amministrativo, Dottore specialista in Diritto dell’Economia, in Management Sanitario, in Contratti e Appalti, Innovazione P.M.I., Direttore Scientifico Istituto Italiano per l’Anticorruzione IIA )>>

http://approdonews.it/giornale/?p=177579

 

 

 

Il merito – tra mito ed ectoplasma!

di Concettina (Titty) Siciliano – Nello scorrere la cronaca politica e parlamentare degli ultimi periodi ci si imbatte sempre più frequentemente in un tristo soggetto dai più evocato come Merito che in effetti pochi conoscono. Mentre da una parte c’è l’Italia degli innovatori, degli studiosi che con slancio e con passione dedicano le loro energie e fatiche a difendere questo mito di trasparenza e virtù, solida pietra di uno Stato democratico e di uno sviluppo davvero sostenibile, dall’altro le cronache ci consegnano dialoghi politici tutt’altro che edificanti, tutti imperniati alla ricerca di un Godot che, forse nessuno vuole più trovare veramente. Ecco a voi il Merito… , un ectoplasma che molti e molta politica propinano senza averlo mai praticato davvero o intercettato a distanza ravvicinata. Il problema delle riforme (e di coloro che si vogliono dare un nuovo smalto nelle riforme) che pongono, sacrosantamente, al centro il merito, come criterio democratico di partecipazione alla vita sociale e lavorativa, è proprio quello di individuare l’oggetto esatto, il merito per l’appunto, sulle quali si imperniano costrutti, categorie, istituti, metodi, scelte; capita infatti spesso che questo strano soggetto autoctono, sia percepito piuttosto come un ectoplasma, sfuggente a chi si è dato (purtroppo a volte per moda, altre per scelta necessitata più o meno consapevole) l’arduo compito di propinarlo senza però praticarlo.

Il nodo sul quale i sistemi normativi evidentemente implodono ovvero falliscono, di riforma in riforma, è quello, cioè, di costruire sistemi organizzativi intelligenti in cui la valutazione ed il controllo (“del” e “sul” merito) siano coerenti ovvero i (soggetti) valutatori chiamati a valutare, per l’appunto, il merito (altrui) siano all’altezza dei soggetti valutati…. E’ questa la caratteristica principale che rende un sistema politico ed organizzativo improntato sul merito, credibile ed affidabile, nel tempo!

Se il sistema di valutazione e controllo non è all’altezza dell’obiettivo che si propone e perde di credibilità il sistema non funziona… ed il rating reputazionale sfiora i numeri negativi ovvero (in termini barbari) si perde la faccia! Tanto più che il Mito è oggi quello di Caronte ed il merito uno strumento che apre le porte di un infermo senza ritorno.

A voler assumere un parametro di riferimento delle esperienze che ci stanno attraversando basta osservare quanto sta accadendo nel settore Scuola (che insieme alla Sanità ed alla Giustizia corrispondono ai bisogni primari nella piramide sociale). A proposito della “manovra scuola” ( e non solo), ci tornano in mente alcune riflessioni apparse in una nota stampa a firma del prof Rondinelli, che appunto poneva la questione del “merito”, per il suo mondo – pianeta (la Scuola), con un quesito rivolto al Premier, :”Ora Presidente ho bisogno che Lei mi dica chi, il nome voglio, dovrà giudicare la mia professionalità di insegnante, la mia didattica, il mio comportamento. Presidente, io non sono un operaio che avvita bulloni, non sono un manager che deve fare profitto. In questo paese la politica che candida indagati, condannati e pregiudicati, non è credibile. Quindi la politica non può fare una riforma su quella parte ancora eccellente del paese, noi docenti. Prima la politica deve riformare se stessa e poi acquista la credibilità per poter discutere con noi, di scuola e non solo “.

Ci pare che tale impostazione logica del quesito bene possa traslarsi agli altri ambiti della politica e della pubblica amministrazione che con il merito (e dunque con i cittadini diligenti di questa Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla integrità dei pubblici uffici) hanno un conto aperto, in attesa di soluzioni ottimali di “alto profilo” per il bene comune.

È l’Italia delle diseguaglianze e delle doppie morali quella che stiamo consegnando ai nostri figli, in un panorama democratico sfilacciato e senza tenuta in cui lo Stato rischia di presentarsi agli occhi dei cittadini a comparsate più o meno credibili e di cui, ognuno a modo suo, è colpevole quantomeno sul piano sociale, per non aver fatto abbastanza o per non essersi indignato quando doveva. E’ questa, o no, la demo_crazia condivisa, partecipata!?

Al di là della disquisizione jus perita che come tutti i sofismi spesso rischia di autoimplodere rispetto ai bisogni di governance della comunità, può mai tollerarsi un sistema in cui la  salvaguardia delle garanzie costituzionali è imbrigliata nella palude degli equilibri di potere e che riserva aree di impunità con forme sofisticate di “corruzione normativa”?!

E come capacitarsi dell’emendamento approvato nel testo di riforma della PA e dei concorsi pubblici per l’accesso alla pubblica amministrazione in cui si “classa” il voto di laurea, non solo più per il ‘numero’ ma anche per l’ateneo di provenienza e per altri fattori in grado di depurare da effetti distorsivi il titolo nella valutazione del merito (famigerato pezzo di carta). Al momento si tratta di un emendamento alla delega P.a., all’esame della commissione Affari Costituzionali della Camera, dove è arrivata lo scorso 2 luglio, dopo il primo via libera al Senato, che ha già sollevato il grido etico di chi (come chi scrive) MAI avrebbe pensato di far valere il proprio peso culturale in ragione di uno status (symbol) dato dall’universita’ di provenienza, riponendo sempre piena fiducia nell’università pubblica e nella inviolabilita’ delle pari opportunità come eguaglianza sostanziale.

Senza trasparenza, senza merito, senza pari opportunità, senza legalità sostanziale e dunque senza integrità ed etica pubblica non c’è coesione sociale

Il rischio è alto, poiché un Governo ed una comunità che non investono ovvero non dimostrano – al di là dei proclami – di sapere investire sulla propria cultura (etica) che è fatta di merito, perdono di tenuta e di affidabilità, si chiudono alle sfide del progresso (etico e sostenibile)  e restano servi del fascino di una delle tante bandiere (di turno) che sventolano aliunde poiché poveri di una propria identità culturale e del senso di appartenenza alla propria comunità, vilipesa nei valori fondamentali di libertà e solidarietà.   (avv. Concettina Siciliano, Dottore di ricerca in Diritto Amministrativo, Dottore specialista in Diritto dell’Economia, in Management Sanitario, in Contratti e Appalti, Innovazione P.M.I., Direttore Scientifico Istituto Italiano per l’Anticorruzione IIA )>>

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